Poco ma buono!

Croce e delizia, grande o piccolo, a mela o a pera, stiamo parlando del seno. Sembra che ogni donna (nella maggior parte dei casi) sia insoddisfatta delle proprie “grazie naturali”. Il seno ha sempre ricoperto un ruolo, molto discusso, nella storia umana; infatti nel corso dei secoli il seno è stato generoso, prominente fino a essere esasperato come nelle Veneri preistoriche, simboli di fertilità della madre terra garante del rinnovamento del ciclo della vita, amputato dalle Amazzoni per poter più agevolmente adoperare l’arco (da cui l’etimologia del nome “amazon”, senza un seno).

Armonia e proporzione saranno le caratteristiche peculiari delle forme femminili della Grecia classica, giunoniche come quelle delle matrone invece in età romana. Seni casti, piatti, saranno quelli dell’arte sacra del Trecento e primo Quattrocento. Nel Cinquecento il seno diviene il luogo della grazia, torna il bello come proporzione mai grande mai piccolo, una seconda-terza diremmo oggi.

Oggi come allora tutto dipende dalla società in cui si vive e di conseguenza i canoni estetici dettati da essa. Oggi le modelle sono ultra magre e “senza seno”, mentre le ragazze che si presentano in tv (almeno in Italia) sono tutte abbondanti – il 99% non hanno il seno naturale. Forse abbiamo troppi seni finti, che offuscano la vera bellezza, ci bombardano di donne perfette, ma perfette per chi? Sarebbe bene ritornare ad un canone di bellezza non artefatta e amarsi per quello che si ha.

 

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